Oddio è lunedì#268
libertà sì, ma non per chi vuole abolirla
C’è una frase che si sente spesso nei giorni successivi a un omicidio politico: “è stato ucciso solo perché difendeva le sue idee”. L’ha usata in questi giorni anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni per commentare l’assassinio del politico statunitense Charlie Kirk. È una formula che dà un senso immediato di ingiustizia e al tempo stesso restituisce dignità a chi è caduto. Ma non basta. Perché non tutte le idee sono uguali.
In democrazia la libertà di esprimere opinioni è un pilastro, una garanzia che ci protegge dal ritorno della censura e dell’arbitrio. Eppure, la storia ci ricorda che alcune idee, se coltivate senza argini, possono trasformarsi in strumenti di sopraffazione. Idee razziste, xenofobe, discriminatorie: parole che sembrano innocue in un talk show diventano leggi, decreti, ordini quando raggiungono il potere. E a quel punto non fanno più parte di un dibattito: diventano oppressione.
La domanda allora è: può una democrazia permettere che nel suo stesso ventre crescano forze che vogliono distruggerla? La Germania del dopoguerra lo ha affrontato scrivendo in Costituzione la formula della democrazia militante: libertà sì, ma non per chi vuole abolirla. L’Europa di oggi, con la Carta dei diritti fondamentali e i meccanismi dello Stato di diritto, tenta di tracciare la stessa linea di difesa.
Non si tratta in alcun modo di giustificare la violenza politica — quella è sempre una sconfitta. Si tratta invece di rifiutare la retorica semplicistica che equipara tutte le idee, come se fossero meri colori di una tavolozza. Perché un conto è un’idea che mira a estendere diritti, un altro è un’idea che vuole negarli.
Ecco allora la vera responsabilità della democrazia: distinguere, reagire, difendersi senza mai somigliare a ciò che combatte. È una sfida antica che torna attuale ogni volta che qualcuno confonde la libertà con la licenza, l’opinione con l’odio. I nemici della democrazia, del resto, si riconoscono subito: sono quelli che a una morte rispondono invocando altra morte; quelli che condannano la violenza solo per predicarne una diversa; quelli che fischiettano di fronte al genocidio di Gaza, perché lì il potente schiaccia il debole. Sono quelli che, negli Stati Uniti come altrove, continuano a inoculare veleno nelle vene dei popoli.
Se si continua così, non resterà più nulla da salvare. L’abisso è già sotto i nostri piedi. Perché Costituzioni e democrazie non si difendono da sole: hanno bisogno del sacrificio e del coraggio di donne e uomini pronti a difenderle, a costo di sé stessi.

