Un Partito Democratico unito è il cambiament

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Un Partito Democratico unito è il cambiamento
25 aprile 2010

Cari Democratici e Democratiche,

ho avuto modo di leggere in questi giorni diverse relazioni, note, pensieri sul Partito Democratico e sulla situazione locale del IV Municipio. Di molti di questi interventi ho apprezzato la schiettezza, la genuina sofferenza nell’ammettere le reciproche responsabilità del momento attuale, l’amarezza di chi spende la propria vita per la politica e spesso si accorge di aver dedicato molto tempo ed energie per la costruzione di un partito che è ancora molto lontano dall’essere quel soggetto autorevole in grado di governare il nostro Paese.

Un partito politico è un’associazione tra persone accomunate da una medesima finalità, da una comune visione sul mondo, sull’evoluzione della società, sulle modalità con le quali affrontare i grandi temi del nostro tempo. Ma dovrebbe anche essere una rete di rapporti di solidarietà reciproca fra individui, in grado di aiutarsi e di collaborare insieme per il bene comune oltre che per una propria valorizzazione personale. I partiti, inoltre, hanno il compito di gestire il potere politico, di amministrare Regioni e città. Compito di un partito politico serio dovrebbe essere quello di far percepire questa gestione come buon governo e non semplicemente come spartizione e tutela di interessi.

Dovremmo essere una squadra. Ed oggi purtroppo non lo siamo. Le responsabilità sono molteplici. Abbiamo affrontato questo dibattito in molte sedi ed in molti momenti storici differenti. Abbiamo individuato capri espiatori e soluzioni. Ma nessuna delle ipotesi fino ad ora messe in campo hanno avuto successo. Possiamo anzi dire che siamo scivolati lungo un dirupo pericoloso che rischia di farci franare definitivamente. Tutti insieme e senza distinzioni fra chi ha ragione e chi torto. Fra chi è disposto ad ammettere i propri errori e chi non ha mai ammesso di aver sbagliato.

Siamo dinnanzi ad un momento decisivo. Si riparte insieme o si arriva al capolinea.

Per questa ragione, pur essendo fermamente convinto della correttezza delle questioni sollevate in questi mesi nel coordinamento municipale, insieme a tanti altri democratici del nostro territorio, credo sia arrivato il momento di chiudere definitivamente con le vicende del passato, con le divisioni spesso ereditate. La rinuncia a discutere del passato non cancella le responsabilità, non significa non tenere conto del partito che ereditiamo, delle profonde difficoltà e contraddizioni che sarà necessario sciogliere insieme. Vuol dire semplicemente che è arrivato il tempo di guardare al futuro.

Mi hanno colpito alcune note ed interventi di questi giorni. Un paio in particolare. Quello di Jacopo Scrivano che esortava a ricominciare nonostante gli errori e le incomprensioni perché la “voglia di ricominciare è più forte della paura di perdere qualche posizione, qualche ragione o qualche torto capitalizzabile” e quello di Maria Teresa Ellul che nel ricordare commossa la figura della compagna Rosa ci descriveva “l’assenza del partito nel momento conclusivo della vita di una persona che aveva sempre dato molto senza pretendere mai incarichi in cambio”. Una vita spesa in battaglie civili e politiche a disposizione dei tanti militanti delle sezioni a cui era stata iscritta o dei cittadini che serviva alle tante Feste dell’Unità. Rischiamo di aver perso questo spirito. Questa nostra identità.

Dobbiamo guardare al futuro di questo partito e non al passato, a quello che è accaduto in questi anni e che ci ha portato a perdere la Regione Lazio, il Comune di Roma e il IV Municipio. Per questa ragione non ho ritenuto utile intervenire al dibattito sulle dimissioni del coordinatore municipale. Anche per evitare che le mie parole, pronunciate da chi si era candidato per ricoprire quel ruolo, potessero essere fraintese. Credo che quel ruolo sia molto importante in un partito e debba essere agito con autorevolezza da una figura che tuteli sempre la democraticità delle decisioni e la cui elezione nasca da serie e durature alleanze programmatiche.

Sono convinto che una nuova stagione si stia già aprendo davanti a noi. Deve essere davvero una nuova fase che veda in campo le migliori forze di cui il nostro partito è ricco. Una fase che deve vederci tornare fra le persone. In cui dobbiamo coinvolgere personalità del mondo del lavoro, della cooperazione sociale, dell’impresa, del mondo cattolico, dello sport, della cultura e del volontariato laico. Non dobbiamo avere paura di aprirci e al tempo stesso non dobbiamo avere timore di confrontarci fra di noi. Dal confronto sincero possono nascere nuovo posizioni che vedano un cammino comune.

In questo ultimo anno lo scollamento fra rappresentanti nazionali e cittadini del partito, amministratori locali, coordinatore municipale, circoli e consiglieri municipali ha raggiunto un livello insopportabile che ha di fatto reso inefficace e scoordinata un’opposizione che ha vissuto sull’iniziativa dei singoli. Non c’è stata una linea politica e di fatto sono mancati gli stessi momenti di discussione e confronto nei quali poterla elaborare. Questa assenza ha di fatto portato all’inefficacia di un’azione collettiva che parlasse ai cittadini con una sola voce e con gli stessi contenuti. Ognuno nei propri territori ha fatto il possibile ed il proprio massimo. Da queste buone pratiche può nascere una rinnovata linea politica d’azione da estendere su tutto il municipio e che dovrà essere portata avanti dalle nuove figure che saranno deputate a farlo.

Soltanto un progetto politico ampiamente condiviso e partecipato può garantire il giusto sostegno da parte di tutti a quelle figure che saranno chiamate a svolgere ruoli di direzione politica. E’ solo con un programma politico chiaro che dichiari obiettivi, strategie e metodi d’azione che si può chiedere coerenza e rigore nei comportamenti e nell’agire dei nostri amministratori e degli iscritti.

Non esistono figure onnicomprensive in grado di svolgere queste funzioni e Walter Veltroni ne è l’esempio più eclatante. Se fosse vero il contrario non avremmo bisogno di un partito. Ed invece abbiamo disperatamente bisogno di un partito che funzioni. E nell’attesa che quello nazionale e cittadino avvii un analogo processo, la mia proposta è di partire dal basso. Da noi.

Per questa ragione voglio fare delle proposte da sottoporre all’attenzione di un dibattito serio ed aperto:

1) un coordinamento dei coordinatori dei circoli che abbia il compito di coordinare e convocare, ogni quindici giorni e a rotazione nei vari circoli, il coordinamento municipale che dovrebbe essere aperto a tutte quelle risorse che vogliono collaborare e lavorare alla costruzione del partito locale;

2) un coordinamento degli eletti del IV Municipio di livello nazionale, provinciale, comunale ed ovviamente municipale che si incontri regolarmente (ogni quindici giorni) con il coordinamento dei coordinatori e che fissi riunioni periodiche (una volta al mese) con il coordinamento municipale per affrontare i problemi. E soprattutto per ascoltare e decidere insieme agli iscritti le posizioni politiche da prendere e sostenere;

3) un gruppo che si occupi di veicolare e comunicare i messaggi decisi dal partito e che coinvolga in maniera attiva i Giovani Democratici che già da tempo si riuniscono a rotazione nelle sedi dei nostri circoli

Se saremo in grado di mettere a regime il partito del nostro territorio, sono convinto che sapremo affrontare, con ritrovata unità, il congresso cittadino. Un partito che funziona e che valorizza con competenza le sue donne e i suoi uomini, non ha tempo da perdere in litigi per la scelta dei nomi.

L’appello che faccio è quello di tornare a parlare di politica. Con lo spirito critico e la passionalità che da sempre ci contraddistingue, ma senza astio e retro pensieri. Con la rinnovata speranza che le discussioni finiscano a conclusione delle riunioni e che una volta fuori si parli con una sola voce. Quella del partito che ognuno di noi con sacrificio contribuisce ogni giorno a costruire.

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