Sport, infiltrazioni d’acqua, muffe e bagni inagibili alla palestra Agnini

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SAMSUNG DIGITAL CAMERAIl 24 settembre del 2010 un’inchiesta del giornale roma2013.org fotografava lo stato di degrado assoluto della palestra Agnini di viale Adriatico (clicca qui). A distranza di quasi due anni e mezzo, i problemi sono rimasti irrisolti e l’amministrazione Polverini-Alemanno-Bonelli si è disinteressato dell’unico spazio pubblico dedicato allo sport del IV municipio. A gettare una luce sullo stato della palestra Agnini il giornale free press “Leggo” con un articolo a firma di Piergiorgio Bruni che vi segnalo.

leggo agniniPesanti infiltrazioni dal soffitto, bagni fatiscenti e muffa ovunque. La palestra pubblica Agnini di viale Adriatico, nel Municipio 4, sembra il set di un film horror. La gigantesca struttura, di proprietà della Regione Lazio, da qualche anno è stata concessa in gestione al Comitato Sportivo Territoriale per permettere ad alcune società sportive presenti nella zona di poter usufruire di un impianto omologato alla disputa dei campionati federali. Ogni settimana, fra allenamenti e partite, i circa cinquecento atleti che si sfidano a pallacanestro o pallavolo, però, sono costretti a giocare fra rischi e disagi. Quando piove, ad esempio, l’acqua si infila fra le crepe del tetto e cola sul parquet creando pericolose pozze. L’impermeabilizzazione, infatti, specialmente in alcuni punti, è praticamente inesistente e i costi per rifarla (alcune decine di migliaia di euro) non possono essere sostenuti dai gruppi sportivi che frequentano il complesso costruito durante il periodo fascista. E allora che cosa fare? La Regione, dal canto suo, non ha i soldi per la Sanità, figuriamoci per la manutenzione di un impianto sportivo circoscrizionale, l’amministrazione locale, invece, ha le mani legate e, nonostante ripetute richieste per sbloccare qualche fondo, non può far altro che adeguarsi alle decisioni prese dall’alto. Fatto sta che, col passare del tempo, la situazione continua a peggiorare inesorabilmente e, a farne le spese, in primis sono i ragazzi e poi i tanti spettatori che nei weekend affollano il bordocampo.

«Ieri (domenica, ndr) – racconta Roberto Fimiani, il custode del plesso – una ragazza che assisteva ad una gara di volley è stata costretta ad aprire l’ombrello per evitare di bagnarsi». Una triste verità che, per fortuna, non fa gettare la spugna a chi vive questa grottesca realtà. «Da diversi anni abbiamo segnalato il problema – racconta Paolo Minasi, docente di educazione fisica e coordinatore delle nove società presenti – e alla fine abbiamo effettuato a nostre spese un intervento parziale di impermeabilizzazione. Forse è poco, ma non potevamo fare diversamente».

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