Social card, Corbucci-De Jesus (PD): “con il milleproroghe saranno gestite da Enti caritatevoli”

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“Ci risiamo con l’ennesimo intervento emergenziale che non risolve il problema dell’uscita dallo stato di povertà delle famiglie. Con l’articolo 2-quater, comma 1, contenuto nella legge n. 10 che ha convertito il decreto Milleproroghe, si prevede che nei Comuni con più di 250mila abitanti venga “avviata una sperimentazione in favore degli enti caritativi” della durata di dodici mesi nella gestione della social card” lo dichiarano Riccardo Corbucci, vicepresidente del consiglio del IV Municipio e Paula De Jesus, membro dell’assemblea regionale delle donne del Partito Democratico. “La norma identifica come beneficiario del contributo non più il destinatario ultimo della carta, bensì l’associazione che si impegna a distribuirla” spiegano gli esponenti del Partito Democratico “saranno dunque questi non meglio precisati Enti caritativi a decidere a chi dare la social card e a chi no. Peccato che la nozione di «ente caritativo» giuridicamente non esista ed il fatto che il Ministero del Lavoro parli di interpretazione larga, cioè di “enti attivi” nel contrasto alla povertà alimentare ed estrema con l’apertura a diverse forme giuridiche, dalle associazioni alle organizzazioni di volontariato, ci sembra poco rassicurante”.

“Ai comuni spetterà l’accreditamento a livello locale degli enti beneficiari, l’eventuale integrazione dei fondi accreditati dallo Stato sulle carte e la valutazione della presa in carico dei soggetti bisognosi da parte degli enti non profit” continuano Corbucci e De Jesus “la gestione sotto tutela delle card fa venire in mente una forma di controllo, tanto più che il primo bilancio sull’esperienza della social card è stato molto sotto le attese, visto che i dati forniti dalla Commissione di indagine sull’esclusione sociale hanno evidenziato come la carta acquisti abbia contribuito a far scendere il dato della povertà assoluta dal 4,18% al 4,11%. Circa 40 mila famiglie su un milione sarebbero uscite dall’area della povertà con un tipo di intervento che non riesce a produrre effetti sul lungo periodo e che appare più un’operazione mediatica che mal si integra con gli altri strumenti di sostegno già presenti nei territori”.

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