Protocollo Gelmini-La Russa: “Allenati per la vita”, il progetto per portare le armi nella scuola

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Nel 2008 è uscito un film “L’Onda” che a mio avviso si sarebbe dovuto proiettare in tutti i licei del nostro Paese. Il film di Dennis Gansel dimostra in maniera spietata come la società odierna sia ben lontana dall’aver rigettato i dogmi fondativi della dittatura, ma che anzi sia convinta a sottostarvi in modo facile e banale. Mostra inoltre come negare, per spirito buonista ed ipocrita, la spinta naturale dell’uomo verso la volontà di sopraffare altri uomini possa essere profondamente sbagliato e ancor di più pericoloso, perchè ci rende incapaci di riconoscere il problema perfino se lo abbiamo sotto gli occhi.

Tutto nasce da un esperimento condotto del 1967 in un liceo californiano: gli studenti americani, non capendo come abbiano potuto i tedeschi e gli italiani del primo dopoguerra farsi irretire dalle ideologie nazista e fascista, interrogano il loro professore sui motivi dell’ormai incomprensibile gesto. A poco valgono le spiegazioni teoriche del docente: cose come nazionalismo, manipolazione dei mezzi di informazione, bisogno di sicurezze a livello economico e sociale non sono considerate abbastanza convincenti per il manipolo di giovani che si dicono assolutamente certi che nulla di vagamente riconducibile all’autocrazia potrebbe mai ripresentarsi della civile società occidentale. Il professore, non altrettanto sicuro, propone ai ragazzi un esperimento: lui stesso sarà il loro kaiser, e loro dovranno alzarsi in piedi per parlare e mantenere una posizione eretta e composta, salutarsi con gesti convenzionali ed indossare tutti una camicia bianca.

Il film è bello e lo consiglio, ma in questa sede ci serve per comprendere quanto possa essere subdola e pericolosa la proposta del progetto “Allenati per la vita”, sponsorizzato dai ministri Gelmini e La Russa. Il progetto assomiglia in maniera impressionante all’esperimento californiano, ha come scopo dichiarato quello di insegnare ai giovani delle scuole superiori i primi rudimenti di una vita paramilitare con tanto di utilizzo di armi da fuoco. E’ un corso teorico e pratico, valido come credito formativo scolastico, frutto di un protocollo tra ufficio scolastico della Regione Lombardia, comando regionale dell’esercito e ministeri dell’Istruzione e della Difesa. In pratica ai ragazzi verranno insegnate nozioni di “Diritto e Costituzione”, attraverso corsi di primo soccorso, arrampicata, nuoto e salvataggio, comunicazioni militari. Agli studenti si insegnerà a tirare con l’arco e a sparare con la pistola. Il tutto condito con una sana dose di competizione finale nella quale i giovani “studenti cadetti” si sfideranno in percorsi ginnico-militari. Gli istruttori sono un centinaio di militari in congedo. La ragione per la quale bisogna insegnare la vita e la Costituzione a uno studente liceale, facendolo sparare con una pistola ad aria compressa viene spiegato nella stessa circolare: “Le attività in argomento permettono di avvicinare, in modo innovativo e coinvolgente, il mondo della scuola alla forze armate, alla protezione civile, alla croce rossa e ai gruppi volontari del soccorso”.

Sono cominciate ad arrivare le prime perplessità dei docenti. Ci si domanda se sia giusto inserire nell’educazione degli adolescenti l’uso di armi da fuoco quali strumenti positivi in linea con la filosofia internazionale delle “missioni di pace” che altro non sono, in realtà, che interventi di guerra sotto altro nome. Gli Stati Uniti che in fatto di armi in possesso degli adolescenti possono insegnare al mondo, riempiono di inchiostro rosso le pagine della cronaca nera dei propri giornali ed hanno cominciato ad utilizzare metal detector all’ingresso delle scuole per evitare che i giovani decidano di sostituire il telefono cellulare o il palmare, con una beretta o un Uzi. Nel nostro Paese, invece, i messaggi sono contrastanti. Da una parte si fanno sport televisivi per invitare i giovani verso l’esperienza del Servizio Civile, “un’esperienza che ti cambia la vita”, dice lo slogan ed in effetti rappresenta un momento di crescita individuale per gli adolescenti impegnati ad affrontare situazioni difficili con persone deboli e bisognose di cure ed attenzioni. Dall’altra, però, si porta fin dentro le scuole la disciplina militare, resa non più obbligatoria e che la Lega Nord vorrebbe probabilmente ripristinare sotto forma di “ronde padane” o similari.

A questa proposta vergognosa sulla quale sono stati investiti soldi pubblici bisogna ribellarsi. Sono gli stessi soldi che sono stati invece tagliati riducendo la qualità della scuola pubblica, il numero degli insegnanti, gli arredi, il tempo pieno, le insegnanti di sostegno, le mense scolastiche e potremmo continuare. Questo è un governo che mente. Che dice di dover tagliare i fondi per il futuro delle nostre generazioni per problemi di bilancio e che al contempo spende 12 miliardi di euro per 131 caccia bombardieri. Come se le guerre in Afghanistan ed in Irak abbiano restituito benefici al nostro Paese e non soltanto un carico di bare. La benzina negli Usa costa circa a 0,50 € al litro. Da noi? Inutile dire il prezzo di oggi, perchè domani sarà già stato ritoccato al rialzo. Questo è un governo che mente perchè ha idea che gli italiani siano ancora i giovani balilla con il moschetto. Bisogna dimostrare il contrario, ogni giorno. Non dando mai nulla come scontato.

“La nascita di una nuova dittatura è impossibile, perchè ne conosciamo le conseguenze”, recita uno dei protagonisti del film di Gansel con fare sicuro. Per poi contraddirsi nello spazio di poche scene, disprezzando chi non la pensa come lui e arrivando a giustificare la violenza nei suoi confronti. Tra i motivi che, secondo i ragazzi, concorrono all’affermazione di un regime dittatoriale, spiccano crisi economica e aumento della disoccupazione, senso di insicurezza tanto nel presente quanto per il proprio futuro, diffidenza nei confronti del diverso, straniero o di un’altra fede che sia, delusione nei confronti della classe politica. Non sembrano problematiche da cui il nostro Paese possa dirsi immune. Tutt’altro.

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