Oddio è lunedì #40 – la Repubblica dei “matti” utili

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Quella appena trascorsa è stata una settimana in cui si è particolarmente abusato della follia, quale motivazione per spiegare e commentare i comportamenti devianti dei terroristi islamisti o quelli eversivi di funzionari dello Stato. Lo ha scritto Donald Trump, subito dopo l’attacco alla metropolitana di Londra, definendo gli autori degli attacchi “persone malate e dementi“, per polemizzare strumentalmente sulla presunta scarsa reattività di Scotland Yard nel fermare i terroristi. Lo ha fatto il procuratore di Modena Lucia Musti, durante l’audizione dinnanzi al CSM, per descrivere i comportamenti da “matti e esagitati” del colonnello del Noe Sergio De Caprio e del capitano Gianpaolo Scafarto. I quali, se le accuse nei loro confronti fossero confermate, “avrebbero lavorato per fabbricare prove false per colpire Matteo Renzi, allora legittimo Presidente del Consiglio” e per interferire con il processo democratico. Una vicenda torbida che il Presidente del Partito Democratico Matteo Orfini ha giustamente definito con il nome più corretto e preoccupante: eversione.

Tuttavia questo abuso della follia è alquanto sospetto, soprattutto quando la si vuole usare per spiegare fenomeni complessi, razionali e organici, come quelli che si celano dietro agli attentati terroristici di matrice islamista o a presunte cospirazioni ai danni dello Stato. Che un’organizzazione terroristica si possa servire di persone con turbe psichiche, incapaci di avere giudizi autonomi e fortemente plagiabili, è certamente fuor di dubbio. Tuttavia uccidere, come fanno i terroristi islamisti in tutto il mondo, è la conseguenza di un fanatismo, frutto di una interpretazione degenerata della fede religiosa, che cela un progetto politico di egemonia di una parte assai minoritaria del mondo mussulmano, che tuttavia punta all’arretramento dell’Occidente nei Paesi del medio oriente. Non si può parlare in alcun modo di una follia estemporanea, soprattutto quando le azioni vengono pensate, pianificate e realizzate con questa incredibile e meticolosa ferocia. La follia quale stato di alienazione mentale individuale, determinato dall’abbandono di ogni criterio di giudizio, non ha dunque nulla a che vedere con la violenza politica del terrorismo, che si presenta come forza collettiva organizzata, razionale e spietata.

Questa stessa riflessione si può applicare alla vicenda di Consip. Appare davvero poco credibile, infatti, che un paio di “matti” solitari, qualora le accuse fossero confermate, si mettano improvvisamente a fabbricare, in beata solitudine e in piena autonomia, prove per colpire il Presidente del Consiglio, senza che queste siano funzionali ad un progetto politico più ampio, volto a screditare e delegittimare la vittima agli occhi dell’opinione pubblica. Nell’attacco a Matteo Renzi emerge con grande evidenza la compartecipazione di altre pedine, che sembrano mosse con sapiente tempismo. Come in una partita a scacchi, un pedone apre la strada ad un’intercettazione manipolata da chi doveva trascriverla, con l’apparente finalità di danneggiare l’ex presidente del Consiglio.

Poi avanzano gli alfieri, con accusatori che improvvisamente raccontano di inesistenti cene del padre di Renzi, che vengono smentite dai fatti. Infine si muove la regina, che fa arrivare illegalmente ad un giornalista un’intercettazione, discutibile nella sua stessa esistenza, visto che ad essere intercettato è il padre di Renzi, indagato per un reato per cui non è previsto l’uso delle intercettazioni. Il tutto avviene durante la partita delle primarie del Partito Democratico, dove qualche torre comincia a chiedere il ritiro del segretario dalla competizione. La ricostruzione di quello che è accaduto rischia di sembrare uno dei presunti compotti dei grillini ed invece, molto probabilmente, sarà ricordata come una delle pagine oscure del nostro Paese. Una di quelle che fra qualche anno, a processi conclusi, potrebbe persino finire sui libri di storia.

Per queste ragioni non si deve credere alle teorie di chi vuole banalizzare quanto sta avvenendo in questi anni, dove spesso si tende a dare la responsabilità di stategie ben definite ai “matti” o ai cani sciolti. Non c’è nulla di irrazionale e folle nel lucido disegno politico islamista di voler sovvertire le democrazie e le economie occidentali. Così come mi pare non si possa derubricare a normalità, quanto accaduto al Partito Democratico e al suo leader, all’indomani della sconfitta referendaria e a pochi mesi dalle elezioni politiche. Di conseguenza c’è un pilastro sul quale si deve lavorare, per rafforzare la democrazia e la giustizia nel nostro Paese. Bisogna difendere sempre il lavoro della magistratura, garantendone ancora di più l’autonomia dalla politica e l’impermeabilità a lobby trasversali, che possano usarne l’azione per farne battaglia politica. Il contrario, per capirci, di quanto fatto ieri dal leghista Matteo Salvini, che in continuità con Silvio Berlusconi ha ripreso l’attacco ai magistrati, in seguito al pignoramento dei conti della Lega. Per Salvini i giudici vorrebbero tacitare la Lega. In realtà vogliono solamente far rientrare lo Stato dei 59 milioni di euro di fondi pubblici, che secondo l’accusa, sarebbero stati utilizzati in maniera impropria dagli ex vertici.

Quella trascorsa è stata anche una settimana positiva e ricca di momenti importanti. Non credo dimenticherò facilmente il bagno di folla con cui i romani si sono fisicamente stretti attorno al segretario del Pd Matteo Renzi, intervenuto giovedì scorso al Festival dell’Unita di Roma a Testaccio. Un’esperienza straordinaria, trascorsa al fianco di Renzi mentre parlava con le persone che lo circondavano, firmava copie del suo libro e si intratteneva nello stand degli straordinari volontari democratici, senza i quali il Festival dell’Unità non esisterebbe. La manifestazione sta entrando nel vivo, con decine di dibattiti, che questa settimana hanno visto, fra gli altri, la presenza del ministro della giustizia Andrea Orlando, del vice segretario del Pd Maurizio Martina, del sottosegretario Angelo Rughetti, di Emma Bonino ed Emanuele Fiano.

La settimana che inizia oggi sarà ancora ricca di incontri. Si comincia oggi con il Ministro della pubblica amministrazione Marianna Madia (ore 19) e con il capogruppo alla Camera Ettore Rosato (ore 21). Durante la settimana si alterneranno sul palco del festival Piero Fassino (mercoledì 20), Dario Franceschini (giovedì 21) e Matteo Orfini (venerdì 22). Ci saranno anche tante altre iniziative sulle questioni più importanti della città, fra le quali anche quelle promosse dai direttivi democratici dei municipi. Per leggere il programma completo (clicca qui).

Nel fine settimana ho partecipato a Tarquinia all’interessanre iniziativa “Parliamone“, promossa da Left Wing, sul tema attualissimo del precariato. Una due giorni di approfondimento molto interessante, nella quale si sono confrontate persone provenienti da mondi diversi, che hanno avuto l’opportunità di dialogare con parlamentari ed esperti. Dai dibattiti e dai gruppi di lavoro sono emersi spunti davvero interessanti, che devono rappresentare uno stimolo importante per il Partito Democratico e il fronte delle forze che si oppongono al populismo e alle destre.

Mentre nel Lazio e a Roma aumenta la preoccupazione per l’emergenza Chikungunya, l’Assessore all’ambiente capitolino Pinuccia Montanari prova a tranquillizzare tutti, affermando che Roma sarebbe vittima di Anzio, a causa delle disinfestazioni inefficaci del comune laziale. Era dai tempi di Nerone, nato proprio nella più antica delle colonie romane, che Anzio non costituiva una qualche forma di pericolo per la capitale. Battute a parte, la Montanari ha dimostrato per l’ennesima volta come la prima preoccupazione dei grillini sia sempre quella di individuare un capro espiatorio a cui addossare le colpe. Chissà a chi toccherà il cerino per giustificare la presenza delle volpi, avvistate nei giardini dell’Istituto comprensivo “Parco degli Acquedotti” in VII Municipio. Mentre il 20 di questo mese, toccherà ai cittadini del III municipio sapere a chi sarà attribuita per quest’anno, la responsabilità per la mancata chiusura dell’impianto Tmb di via Salaria. A giudicare dal crollo della differenziata, cresciuta soltanto dello 0,1%, la colpa potrebbe ricadere sul management di Ama, che ha ammesso come gli obiettivi per la differenziata non siano stati assolutamente rispettati (-23,7% rispetto agli obiettivi dell’Unione Europea). L’appuntamento sarà a Largo Labia a Fidene. Riunirsi a Villa Spada, come si è sempre fatto, non deve essere sembrata una grande idea. Non sarà mica che l’assessore Montanari voglia evitare di parlare con la puzza sotto al naso?

Nel frattempo nel III municipio di Roma la maggioranza pentastellata non esiste più. Dopo aver perso la consigliera Donatella Geretto passata a Fdi, la settimana scorsa ha incassato una sonora batosta sul bando dei centri sportivi municipali. Una mozione presentata dalle opposizioni, per raccogliere il disappunto e la preoccupazione delle associazioni sportive del territorio per il futuro dello sport pubblico locale, è stata approvata, contro la volontà della Presidente, grazie al voto decisivo di tre consiglieri del M5S ribelli. Come Partito Democratico non possiamo far altro che sostenere e ringraziare le associazioni sportive, che garantiscono con il loro lavoro l’esistenza di uno sport pubblico di base per tutti e vigilare sull’esito del bando, sul quale le associazioni avevano già fatto ricorso al Tar del Lazio. Il M5S non ha più la maggioranza per governare il municipio e la Presidente dovrebbe trarne le opportune conseguenze. Ma si sa che i grillini sono Capoccioni.

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