Oddio è lunedì#284
Piantiamola con le bugie: la verità sugli alberi di Roma
Ogni tanto arriva il lunedì e con lui la solita foto di un ceppo, postata senza data, senza via, senza contesto, con la didascalia più semplice ed efficace del mondo: “Roma taglia gli alberi”. Funziona sempre, perché fa leva su qualcosa di vero — la fatica di chi ha visto sparire l’ombra sotto casa — e lo trasforma in qualcosa di falso: l’idea che l’Amministrazione stia disboscando la città.
Allora, come ogni lunedì, guardiamo i dati. Onestamente, tutti.
La realtà è questa. Tra novembre 2021 e dicembre 2025 a Roma sono stati abbattuti 29.842 alberi, di cui 706 per schianto improvviso. Nello stesso periodo ne sono stati messi a dimora 67.640. Il saldo è positivo per quasi 37.800 alberi, il più alto nella storia della città. E il conteggio si ferma al 31 dicembre: nel solo 2026 sono stati piantati altri 6.000 alberi stradali che nel bilancio ufficiale non compaiono ancora.
Fate il paragone con chi c’era prima. Dal 2013 al 2021 le Amministrazioni precedenti avevano piantato, in otto anni, circa 12.000 alberi. Questa Amministrazione ne ha piantati 67.640 in quattro. Cinque volte tanto, in metà tempo. Chi oggi urla “Roma ci sta lasciando senza alberi” dovrebbe spiegare perché il patrimonio arboreo della città cresce e non diminuisce.
Perché si abbatte?
Nessun albero sano viene tagliato per capriccio. Prima di ogni abbattimento c’è una doppia verifica tecnica: controllo visivo con metodo VTA, e quando serve tomografia, dendrodensimetro, prove di trazione. Solo gli alberi che finiscono nella classe di rischio più grave — la classe D del protocollo SIA, quella dell’incolumità pubblica compromessa — vengono destinati all’abbattimento, e sempre con sostituzione entro la stagione agronomica successiva.
Le cause sono note e documentate: anni di manutenzione arretrata ereditati dal passato (tra il 2018 e il 2021 erano stati potati solo 20.000 alberi, da allora ne sono stati potati 200.000), l’emergenza fitosanitaria della cocciniglia tartaruga che dal 2018 ha colpito i 51mila pini di Roma, alberi secolari — come i pini dei Fori Imperiali — arrivati alla fine naturale del loro ciclo di vita, e gli effetti sempre più pesanti del cambiamento climatico. Più controlli significa anche più abbattimenti individuati: si tagliano più alberi perché finalmente qualcuno li sta controllando uno per uno, non perché si tagli con più leggerezza.
Il risultato si vede nei numeri della sicurezza: i sinistri causati da crolli di alberi sono passati dai 343 del 2023 ai 138 del 2024, fino ai 122 del 2025. Meno del 64% in due anni. Le richieste di risarcimento per danni sono crollate dalle 1.700 del 2018 alle 190 del primo semestre 2025.
Le bugie che circolano, e perché sono bugie
Sui social gira di tutto. “Il Comune non annaffia gli alberi nuovi”: falso. Ogni pianta di nuovo impianto è coperta da 2-5 anni di garanzia a carico delle ditte, con irrigazione notturna quando il caldo è minore, pozzi ripristinati e autobotti del Servizio Giardini per gli interventi di sostegno. E se molti dei nuovi alberi in queste settimane di calura sono seccati, la causa è da ricercare soprattutto nel caldo straordinario che sta colpendo la nostra penisola, frutto di quel cambiamento climatico che spesso non sfiora i pensieri di chi strumentalmente critica. Senza sapere che, in ogni caso, gli alberi che non sopravvivono alla siccità verranno comunque sostituiti con nuovi alberi sani.
“A Roma ci sono meno alberi”: falso. Il saldo è positivo di quasi 38mila unità, la superficie di verde fruibile è cresciuta di 1,9 milioni di metri quadrati dal 2021 (l’equivalente di 270 campi da calcio) e il patrimonio arboreo pubblico di Roma oggi conta oltre 390mila alberi.
“Si abbattono alberi per favorire le ditte”: falso. Perché alle ditte conviene tenere in vita un albero grande — che genera più prove strumentali, più VTA, più controlli pagati dall’Amministrazione — molto più che sostituirlo, visto che sul nuovo impianto devono garantire l’attecchimento a proprie spese.
Queste sono bufale, e vanno chiamate così.
Le critiche vere, quelle da ascoltare
Ma non tutto quello che viene contestato è disinformazione, e sarebbe disonesto fingere il contrario. Alcune critiche hanno fondamento e vanno affrontate, non liquidate.
Manca ancora un censimento georeferenziato completo del patrimonio arboreo — l’ultimo censimento speditivo risale al 2016 — e questo rende difficile, per un cittadino o per un consigliere di opposizione, verificare in autonomia i numeri comunicati municipio per municipio, via per via. Italia Nostra e altre associazioni chiedono da tempo dati disaggregati su abbattimenti, piantumazioni ed esiti dell’attecchimento per ogni singola strada: è una richiesta legittima, e la piattaforma GreenSpaces — con il gemello digitale già attivo su 84mila alberi stradali — va esattamente in quella direzione, ma deve arrivare a un portale davvero pubblico e consultabile, non restare uno strumento a uso interno.
C’è poi un tema di comunicazione preventiva ai residenti. I casi di viale dei Quattro Venti a Monteverde, di viale Europa all’Eur o di viale Tito Labieno a Cinecittà raccontano la stessa dinamica: cantieri partiti con cartelli generici, senza indicare da subito ilnumero di alberi coinvolti, i criteri della scelta, il piano di ripiantumazione. Il Regolamento del Verde prevede che i cittadini siano informati preventivamente attraverso la Consulta del Verde: quando questo passaggio salta, o arriva percepito come tardivo, la sfiducia si autoalimenta anche di fronte a interventi tecnicamente motivati.
Infine, c’è un punto sollevato da agronomi come Daniele Zanzi, e non va archiviato come polemica strumentale: il saldo numerico non è tutto. Un platano di quarant’anni e una piantina di cinque non offrono la stessa ombra, non sequestrano la stessa CO2, non hanno lo stesso valore paesaggistico. Il caso dei 30 pruni abbattuti e ripiantati due volte, morti di nuovo, a pochi passi dalla sede dell’VIII Municipio, mostra che la qualità della messa a dimora conta quanto la quantità, e che il tasso di fallanza — sotto il 10% a Roma, comunque migliore della media nazionale del 10-15% — non deve diventare un alibi per abbassare la guardia sui casi in cui qualcosa va storto.
Il punto
Roma sta facendo, nella cura del verde, il più grande investimento della sua storia: 100 milioni di euro nel triennio, contro i 6,7 milioni del 2020, oltre 45.000 mq sottratti all’asfalto e restituiti alla città, 16 parchi già in cantiere nel Piano 100 Parchi, una piattaforma digitale che nessuna altra città italiana ha ancora messo in campo. Questo va detto, con i numeri alla mano, senza timidezze.
Ma dirlo bene significa anche non fingere che ogni dubbio sia disinformazione. Le bugie vanno smontate coi dati. Le domande legittime — trasparenza, dati per municipio, qualità delle piantumazioni — vanno invece accolte, perché è così che si costruisce la fiducia che nessun bilancio arboreo, da solo, potrà mai restituire.
Chi urla davanti a un ceppo senza guardare i numeri fa disinformazione. Chi chiede conto di come viene speso ogni euro per il verde di Roma sta facendo, semplicemente, il suo dovere di cittadino. Tenere insieme queste due cose, senza confonderle, è l’unico modo serio di parlare di alberi a Roma.

