Il saluto a Don Gallo

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don galloDon Andrea Gallo l’ho visto di persona l’ultima volta alla festa del “Fatto Quotidiano” quest’estate a Marina di Pietrasanta. Ero andato a sentirlo parlare dopo aver letto il suo libro “Non uccidete il futuro dei giovani” dove il sacerdote genovese ci definisce “scoraggiati e inattivi”. In quel testo che consiglio gli “indifferenti” invece non erano i giovani, spesso dipinti così dai mass media, bensì i politici e gli amministratori, da tempo ormai insensibili al bene comune e al futuro del Paese. Quel giorno Don Gallo intonò sul palco “Bella Ciao”, come aveva già fatto in altre occasioni.

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In un momento unico della storia mondiale, il primo nel quale le generazioni future staranno peggio di quelle passate, Don Gallo ci ricorda che i giovani di questo tempo non hanno un lavoro degno e se avranno una pensione l’avranno da fame. Senza avere il sostegno delle famiglie, che oggi provvedono a gran parte del loro mantenimento. L’interrogativo finale del libro è dramamtico. “Come faranno gli attuali giovani quando non saranno più giovani e oltre a non avere una pensione decente non avranno neppure più la famiglia di origine alle spalle? Come potranno vivere, loro e i loro figli?”. L’esortazione finale è un motto che ho fatto mio da diversi anni: “Giovani, incazzatevi”. Anche perchè se Gesù aveva promesso: “bussate e vi sarà aperto”, Don Gallo chiosava “beh ma se insistono a non volervi aprire allora buttare giù la porta”.

In questa brutta giornata dove il cielo non ha smesso mai di piangere a Don Gallo dedico una canzone di Fabrizio De Andrè che mi piace molto.

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