Dopo Mario Monti, Monti.

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Tutti in questi mesi ipotizziamo ed immaginiamo cosa ci sarà nel nostro Paese dopo il governo tecnico di Mario Monti. I partiti politici sono impegnati come al solito con il tema delle alleanze per vincere le elezioni, trascurando programmi e ricette per risollevare l’Italia dalla crisi economica. Il Pdl e la Lega, i maggiori responsabili del fallimento italiano, si trovano in grande crisi di credibilità e consensi. Il partito di Angelino Alfano non riesce a superare la figura del “padre” di Silvio Berlusconi, che peraltro non sembra volersi arrendere all’idea di aver concluso la sua parabola politica, lasciando il passo alla nuova generazione. La Lega Nord, invece, sta archiviando con difficoltà il proprio leader storico Umberto Bossi, affidandosi alla guida di Roberto Maroni, che tuttavia ha un compito difficilissimo. Provare a guidare l’inesistente popolo padano, senza usare la mitologia e gli slogan di bossiani memoria. Non sarà una missione semplice parlare ai leghisti di spread ed immigrazione, senza poter usare metafore, parolacce e gestacci. Soprattutto sarà una operazione che richiederà molto tempo.

Il terzo polo non esiste praticamente più. L’Udc di Casini ha già archiviato l’alleanza con Francesco Rutelli, travolto dallo scandalo dei fondi della Margherita e Gianfranco Fini. Casini che in questi anni ha lavorato esclusivamente alla sopravvivenza del proprio gruppo politico, schiacciato dai due poli, oggi si é auto nominato paladino del governo Monti, senza che questo tuttavia lo abbia premiato nei consensi elettorali. Il suo bacino elettorale può fare da ago della bilancia, tuttavia i contenuti di cui é portatore il suo partito portano in se i germi dell’infezione in entrambi gli schieramenti. L’alleanza di uno fra Pdl e Pd con l’Udc, sancirebbe di fatto la morte dl sistema bipolare.

Il centrosinistra, infine, si trova allo sbando. Il Partito Democratico si é invischiato nelle primarie in una lotta parricida fra il segretario Pierluigi Bersani e il rappresentante del rottamatori Matteo Renzi. A farne le spese, ovviamente, sono i contenuti del programma da proporre agli italiani, per rappresentare l’alternativa agli ultimi anni di governo. Il tema delle alleanze é diventato addirittura stucchevole. Una parte del Pd vorrebbe avvicinarsi all’Udc di Casini per proporre un polo moderato, dal quale venga esclusa la sinistra. Un’altra parte, quella di tradizione post comunista, vorrebbe invece un’alleanza con la Sinistra di Nichi Vendola, senza tuttavia l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, che fa dell’attacco alle politiche del governo Monti il suo cavallo di battaglia. Su questa ipotesi lo stesso Vendola non concorda e si dice disinteressato ad una coalizione che sia priva dell’ex magistrato di mani pulite. Il solito vecchio teatrino insopportabile al quale bisogna avere la forza di sottrarsi.

Il centrosinistra della foto di Vasto non esiste più da tempo. Da quando Di Pietro per calcoli elettorali ha anteposto i consensi dell’Idv al bene del Paese. Un’alleanza con lui vorrebbe dire rinnegare il sostegno al governo Monti e non renderebbe il Pd credibile difronte agli elettorali. D’altro canto una coalizione Pd-Udc-Sel sarebbe impresentabile, poiché già a priori divisa su temi fondamentali di natura etica, morale e persino economica. Cosa serve dunque al Paese? A mio avviso il vertice europeo di questi giorni ha dimostrato la correttezza della scelta di Mario Monti. Per la prima volta dalla fine della guerra mondiale, i leader europei sono sembrati in soggezione difronte ad un leader di governo italiano. La Merkel e Hollande, entrambi politici, sono oggettivamente meno preparati del nostro Monti che piaccia o no, rappresenta quello di cui questo sistema economico e politico in agonia, ha bisogno per preservarsi.

Se ne avessi la possibilità proporrei un modello economico e politico alternativo a quello attuale, che mi sembra in crisi nella sue fondamenta profonde. Tuttavia i tempi sono stretti e non ci consentono di immaginare una tale rivoluzione in un breve arco temporale. Per questa ragione rimane un’unica soluzione plausibile a mio avviso. Dopo il governo Monti, non può che esserci Mario Monti, che deve presentare un proprio programma che copra l’arco de l’intera prossima legislatura per consentirci dopo i sacrifici, di far ripartire l’economia, il lavoro e il paese. La tragedia più grande per l’Italia, sarebbe far gestire il periodo successivo ai sacrifici, ai tagli e alle tasse, a questa classe politica litigiosa e ormai vecchia.

Il Partito Democratico deve avere coraggio e sostenere Monti e i tecnici, come ha fatto in passato con personalità come Romano Prodi. Deve vivere questa scelta con responsabilità e consapevolezza, immaginando per il 2013 un governo misto fra tecnici e politici che abbiamo il curriculum adeguato per poter stare nel consiglio dei ministri. Ci sono leader di partito che non possono fare i ministri, é ora che lo si dica con chiarezza. Prendere i voti con gli slogan, é cosa ben diversa dal saper governare e proporre leggi serie in Parlamento. Soltanto per piccoli passi e con un rinnovamento accompagnato, sarà possibile tornare in Italia ad avere una politica credibile. Qualsiasi altro pastrocchio non farebbe altro che nutrire le fila dell’anti politica e rendere il paese ingovernabile.

In questi giorni molti sono stati i paralleli fra Mario Ballotellil protagonista dell’europeo di calcio e Mario Monti, protagonista del vertice politico europeo. Il primo mi ha fatto stare bene per qualche ora e mi ha reso felice per un paio di giorni. Ma non ha purtroppo cambiato la mia vita ne quella di chi mi sta accanto. Il secondo, invece, può portare il Paese fuori dalla palude. Ha la credibilità e la capacità per poterlo fare e con l’aiuto e la responsabilità di tutti, ha la possibilità di cambiare profondamente le nostre vite, dandoci una speranza per il futuro.

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